4 giugno 2009

Guerra psicologica e web: i nuovi confini dei conflitti (parte 3)

Gaza 2009 Gli sviluppi e le comunicazioni che hanno accompagnato, e seguito, l’operazione “piombo fuso” israeliana, hanno mostrato come e quanto internet sia diventato una piattaforma fondamentale per combattere la guerra sul piano psicologico-digitale.

Secondo quanto sostengono molti osservatori, attraverso Facebook, YouTube, e le altre applicazioni basate su Web, la comunità on-line ha partecipato attivamente nell’assimilazione delle informazioni, e, per la prima volta in maniera così forte, si è potuto osservare un vero e proprio conflitto maturato sulla rete.

Già diversi mesi fa, il presidente israeliano Shimon Peres aveva elogiato la rete e strumenti come Facebook per combattere l'antisemitismo online, esortando i giovani a combattere a fianco delle truppe con i propri personal computer.

Nei primi giorni dell'operazione «Piombo fuso» nella Striscia, il ministero dell'Immigrazione israeliano annunciò la creazione di «un esercito di blogger» per sostenere le ragioni di Israele nella sua lotta al terrorismo di Hamas.

I candidati: giovani israeliani in grado di parlare ebraico ma anche capaci di comunicare in una seconda lingua, dall'inglese allo spagnolo, dal tedesco al francese all'arabo.

Durante il conflitto gli hacker lavorarono su entrambi i fronti per violare i siti web del nemico, riuscendo, per esempio, ad indirizzare il traffico proveniente dai siti israeliani più visitati del web, verso una pagina infarcita di messaggi anti-sionisti.

Su Facebook, i gruppi che sostenevano i due schieramenti sono stati creati immediatamente, ed in pochissimo tempo hanno visto le adesioni di centinaia di migliaia di membri.

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno istituito un proprio sito in streaming video, in cui sono state mostrate delle riprese girate da droni (velivoli senza pilota), che mostravano le operazioni su Gaza.

I palestinesi hanno risposto con il lancio di http://www.palutube.com/ , un sito in cui sono presenti numerose riprese che testimoniano la distruzione di Gaza avvenuta durante l’operazione “Piombo fuso”.

Un collettivo on-line, noto come Aiuta Israele a Vincere, avrebbe incoraggiato gli utenti a scaricare un programma che permettesse di sovraccaricare i siti web palestinesi.

Un'altra organizzazione on-line, chiamata Jewish Internet Defense Force, ha utilizzato vari metodi per rimuovere, o disattivare, i profili e i gruppi di Facebook ritenuti anti-israeliani. Un portavoce del gruppo, che ha chiesto di mantenere l'anonimato a causa dei possibili rischi per la propria sicurezza, ha dichiarato di credere “in un’azione diretta e mirata a sradicare i problemi che abbiamo di fronte on-line, ma anche influenzare le grandi imprese che hanno il potere”.

Il capo delle comunicazioni e della stampa dell’Idf, il maggiore Avital Leibovich, ha dichiarato in un intervista con il Jerusalem Post che"il mondo dei blog e dei nuovi media sono un'altra zona di guerra. Dobbiamo essere in grado di combattere anche lì".

Tuttavia per molti analisti l’impiego di internet nella battaglia (e campagna) di Gaza, potrebbero essere sintomi di una tendenza preoccupante.

"Abbiamo visto l'aumento esponenziale di ciò che può essere tranquillamente identificato come propaganda", spiega Ethan Zuckerman, un ricercatore presso il Berkman Center for Internet and Society (Università di Harvard), il quale ha osservato che “piuttosto che diventare il caffè del mondo, dove interagire su un terreno comune, la rete è divenuta un metodo molto efficace per mobilitare la gente verso la propria causa e cercare di coordinare le loro azioni”.

“Ciò che sta cambiando - ha aggiunto Zuckerman - è che, in un'epoca in cui si ha un conflitto armato tra gli Stati, le persone stanno cercando di capire come possono diventare parte di quel conflitto, utilizzando i propri computer".

Claudio Accheri

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